La ricerca che impegnò Alfred Stieglitz (1864 – 1946) per tutta la sua vita fu quella di emancipare la fotografia da stereotipate inquadrature di soggetti canonici che la rendevano una sorta di pittura tecnologica. Così, attraverso la rivista Camera Work si assiste al passaggio dalla fotografia pictorialist dell’Ottocento a quella dinamica e oggettiva, tipica del Novecento, nonché all’unica vero laboratorio su cui venivano sperimentate tutte le più innovative ricerche delle avanguardie europee.
Camera work diventa il punto di riferimento per una discussione critica sulla fotografia e sul suo rapporto con l’arte a cui parteciperanno scrittori come Gertrude Stein e George Bernard Shaw. Sulle sue pagine è possibile vedere riproduzioni di alta qualità dei dipinti, sculture e disegni di Rodin, Matisse e Picasso così come opere dei più grandi fotografi del tempo.
Con Camera Works e successivamente con la “galleria-pilota 291” la causa della fotografia diretta diviene la missione di Alfred Stieglitz. E’ il 1902 quando nasce la rivista, organo di stampa della Foto-secessione, che rifiuta i canoni imposti dal pictorialism e guarda piuttosto alla pittura tedesca di fine secolo, ai simbolisti e alla nascente rivoluzione cubista.
Le immagini cercano di comprendere la realtà del loro tempo affermando che lo sguardo del fotografo non deve essere manipolato in sede di stampa perché come afferma Paul Strand “la fotografia trova la sua ragione d’essere nella totale ed incondizionata obiettività. L’intervento manuale e la manipolazione esprimono soltanto un desiderio impotente di dipingere”.
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maggio 27th, 2009 at %H:%M
Ora possiamo dirci oltre questa rivalità fra manipolatori e non?
Io penso che vi siano casi in cui ci sia bisogno di fretta oggettività e in altri ci sia il bisogno di incrementare la potenza del messaggio veicolato dalla foto attraverso un buon uso delle elaborazioni (senza esagerare).