Ambiguita' del reale

dom, nov 23, 2008

Photo

Ambiguita' del reale

Attraverso l’obiettivo fotografico, la città lascia le sue tracce che restano impresse sulla pellicola. Frutto di osservazioni, impressioni, stati d’animo, propongono un racconto del mondo che non è l’esattezza del reale, ma l’ambiguità della ‘realtà’ carpita attraverso i diversi punti di vista di chi propone il racconto.

La rappresentazione è, quindi, invenzione, in quanto può essere: esplicativa, commovente, toccante, coinvolgente, arguta, e questo dipende dalla misura in cui lo scrittore, il pittore, il fotografo, riescono a cogliere le relazioni significative col modello. Cogliere queste relazioni significa interpretare e concepire alcuni aspetti di un oggetto e costruire nella nostra mente l’idea di oggetto; svelare l’aspetto, perciò, non significa svelare l’oggetto, ma l’interpretazione che noi diamo di questo: “rappresentando un oggetto, noi non copiamo tale interpretazione – la Otteniamo”.

Il disaccordo tra l’immagine fotografica e la ‘realtà’, seppure la sua capacità di imitazione e duplicazione sia altamente ‘realistica’, emerge nell’effetto di alienazione e astrazione che la fotografia propone del mondo. “Il fotografico non è duplicazione della realtà, ma proprio la rappresentazione della totale impossibilità della duplicazione”. Esibisce una nuova ‘realtà’ che ha, però, i tratti “familiari” della realtà apparente.

Il fotografo produce un’opera di ri-costruzione della città e con la fotografia coglie ciò che per l’occhio comune è invisibile. L’immagine del mondo ha quindi una doppia valenza unificata dallo sguardo e trasferita in un nuovo oggetto: la fotografia. Il problema della rappresentazione è dunque un problema di cambiamento del senso da parte di un mezzo che sembra riprodurre esattamente la ‘realtà’, documentarne la vera essenza.

I “nuovi” fotografi di paesaggio italiani hanno compreso che è nella riproduzione della veridicità del reale che sta l’ambiguità e la duplicità della fotografia poiché ” quello che alla fine ci è dato di sapere, raccontare, rappresentare non è che una piccola smagliatura sulla superficie delle cose, dei paesaggi, dei luoghi che abitiamo e viviamo”.

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