Brassai | Paris de Nuit
Uno dei più importanti libri fotografici è senza dubbio Paris de Nuit di Brassai pubblicato nel 1933. Ispirato da André Kertész, Brassai, riprese con la sua macchina fotografica la vita notturna della Parigi anni ’30, indagando la parte nascosta e pulsante della città, un affresco vivo in cui si muovono prostitute, magnaccia, travestiti, signori ben vestiti che colorano il buio della notte.
Con la sua Voigtländer, Brassai ha registrato gli umori notturni e le luci artificiali dei lampioni creando dei veri e propri quadri nei quali la notte più che mostrare le inquietudini dell’animo umano suggerisce un mondo che si è liberato della ragione diurna. Le sue fotografie non aggiungono nulla a ciò che i suio occhi vedono, non riflettono giudizi di valore nè romanzano le vite dei protagonisti, sono semplicemente la documentazione diretta di un testimone interessato alla sottocultura e alla vita “segreta” di Parigi.
Grazie ad un vagare senza meta per la città, Brassai, ha costruito un vero e proprio studio sociale popolato di creature che popolano la notte e solo di notte assumono connotati umani. Puntando la macchina fotografica appoggiata al treppiede apriva l’otturaratore insieme col flash realizzando scatti in cui la qualità della luce quasi mai corrispondeva a quella naturale. In questo modo l’immagine si fa spietata, dura, concentrata sul soggetto senza perdersi in inutili fronzoli, un occhio indagatore che punta dritto al nocciolo della questione.
In un momento di transizione sociale, economica e culturale, come potevano essere gli anni 30 a Parigi, a cavallo tra le due guerre, la fotografia non era ancora un mezzo di comunicazione di massa e Brassai non l’ha mai utilizzata per documentare questo mondo in transizione, per lui era più importante scandagliare l’essere umano senza veli e conformismi sondando con gli occhi e le mani la realtà quotidiana lasciando solamente una traccia indimenticabile sulla pellicola.
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