Fotografare la città | Un segno associato alla realtà
Si può senza dubbio stabilire una netta differenzazione tra una fotografia di architettura “classica”, utilizzata in genere dalle riviste specializzate essenzialmente per documentare l’architettura, e le immagini di fotografi che invece hanno tentato e tentano col loro operare di raccontare l’architettura.
Con Luigi Ghirri, ad esempio, si era consapevoli di dare spazio ad un nuovo modo di intendere l’immagine dell’architettura emancipandola da pose stereotipate e trasformando, allo stesso tempo, la fotografia in un supporto attivo e autonomo da porre in una relazione dinamica e vantaggiosa con la stessa architettura.
L’importanza del fotografo emiliano sta nell’aver considerato l’immagine come “un segno associato alla realtà” di modo che la città acquistasse nello spazio bidimensionale della fotografia nuova consistenza e significato.
Sulla scia di Luigi Ghirri, prendendo spunto dalla sua poetica, ognuno restando fedele però alle proprie convinzioni, ha operato un gruppo di fotografi che ha utilizzato la fotografia per comprendere l’architettura e in modo particolare la forma della città.
Con le loro vedute, Chiaramonte, Barbieri, Jodice, Rosselli, hanno indagato la complessità e la continua evoluzione e trasformazione delle metropoli cercando di descrivere il senso di una mancanza di limite mostrando così la capacità di comprendere la città contemporanea attraverso le diversificazioni ambientali che la frammentano non solo nello spazio ma anche nel tempo muovendosi in uno spazio urbano saturo di informazioni e nel quale la ‘proliferazione di nuovi parametri’ tende a rendere sempre meno identificabile.


















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