Per sua stessa natura la fotografia vive dell’attenzione dello sguardo. La rappresentazione dell’architettura rischia di stravolgere l’essenza “tattile” delle strutture architettoniche.
Ma la fotografia non è la stessa cosa dell’architettura, in quanto la fotografia d’architettura è architettura virtuale, e “il virtuale non si oppone al reale, ma soltanto all’attuale. Il virtuale possiede una realtà in quanto virtuale”. Il passaggio dal reale al virtuale, e dal virtuale al reale, provoca una duplicazione dello sguardo che non è duplicazione di senso.
La fotografia non è duplicazione della realtà, ma è astrazione e impossibilità totale della rappresentazione del reale. E’ astrazione che ha il volto, l’apparenza della realtà.
La fotografia permette di transitare dentro l’originale e rilevarne aspetti prima nascosti, riprodurne attraverso la tecnica, i luoghi meno visibili e indeterminati. Attraverso la freddezza dell’obiettivo tutto il reale viene inglobato e nessun particolare sfugge, “l’obiettivo fotografico può cogliere immagini che si sottraggono interamente all’occhio naturale”, l’originale è più originale se sottoposto al processo anatomizzante dell’obiettivo, può essere spostato e ricollocato in contesti diversi e assumere un nuovo valore. L’obiettivo rinnova la realtà, accresce la percezione dello spazio e del tempo, dilata lo spazio che inconsciamente ognuno elabora.
L’architettura rappresentata attraverso la fotografia, riprodotta in migliaia di copie, è trasportata e consumata a distanza. Nella nostra mente, nei nostri occhi resta “l’istantanea” conosciuta quasi sempre sulle pagine delle riviste, o dei libri, o tramite immagini digitali che stanno per rendere superate le fotografie prodotte chimicamente.
La fotografia, con il disegno, e il testo che accompagna entrambi, formano la nostra idea di architettura. Il disegno è l’esplicazione dell’idea progettuale, la genesi della futura architettura; la fotografia serve a di-mostrare l’idea, a documentare l’oggetto compiuto; il testo, a chiarire attraverso le parole il progetto e l’oggetto.
La fotografia universalizza l’architettura, la rende comprensibile a tutti, a differenza del disegno accessibile per lo più a lettori specialisti. Il testo è subordinato alle immagini, molte volte ridotto a didascalia, serve a connotare ulteriormente le rappresentazioni.
L’immagine fotografica non serve a documentare l’architettura, come molti credono, ma a raccontarla. Fotografare l’architettura, per un fotografo, significa capirla, scrutarla, comunicarla, svelarne i segreti che per lo più sfuggono ad un visitatore occasionale.
La visione del mondo, della città, delle architetture che la compongono, attraverso il mezzo fotografico, costituisce per molti la prima e forse l’unica visione della realtà circostante.
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mar, giu 16, 2009
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