Genius Loci

ven, dic 12, 2008

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Genius Loci

La perdita del luogo, è uno dei temi che più impegna i progettisti nella rivalutazione della città.

Lo smarrimento del genius loci, dello spirito del luogo, che rende una città, un paesaggio, riconoscibile da chi lo abita, è lo smarrimento dell’uomo e della sua identità. Il genius loci si manifesta come collocazione, configurazione spaziale, e articolazione caratteristica, questi aspetti sono gli oggetti dell’orientamento e dell’identificazione umana, insieme naturalmente alle proprietà strutturali primarie, come il tipo di insediamento o le modalità di costruzione.

L’architettura di Aldo Rossi che ha “voltato le spalle ai rumori del mondo“, in cui l’estraniazione degli oggetti diventa il simbolo dell’alienazione delle periferie, e propone una immagine della città come locus della memoria collettiva è esplicitata dalle fotografie di Luigi Ghirri in cui spesso la periferia diventa il luogo mitico dove ritrovare la propria memoria, luogo-non luogo dove meglio viene rappresentato il vuoto e il carattere del paesaggio.

Il luogo, i luoghi, per l’architetto milanese come per Ghirri sono più forti delle persone, e la scena fissa è più forte della vicenda. Le città sempre vuote, disabitate, metafisiche, il tempo bloccato nel mattone, sono il tratto caratteristico dei lavori di Ghirri per Rossi. L’architettura di Aldo Rossi sorge negli spazi dimenticati dalla storia, ma diventano con la singolare simbiosi con il cielo il punto di vista privilegiato di una scena prospettica ancora sconosciuta. Sia per il fotografo sia per l’architetto, lo spazio della rappresentazione coincide con la rappresentazione dello spazio, questo è il fondamento teorico dell’architettura di Rossi nonché uno dei principi della poetica ghirriana.

Il tempo e lo spazio costruiti dalla luce e dall’occhio del fotografo, sospendono la vita relegandola dietro agli edifici e a sbalzo fuoriesce, ma sempre in modo marginale rispetto agli oggetti che catturano d’acchito l’attenzione. Luigi Ghirri vuole riscoprire l’eccezionalità del quotidiano e del banale senza alterare la luce o ricorrere a mezzi che possano attenuare gli “errori” dell’obiettivo.

Nella dicotomia realtà\finzione e nell’ambiguità vero\falso si muove la ricerca del fotografo che indaga sul già visto e sulla vera verità della rappresentazione fotografica. L’attenzione per l’anonimo che ha contraddistinto tanta produzione dell’emiliano ci conduce verso un mondo reale che nella sua fotografia non è mai testimonianza del banale quotidiano, sottolineatura kitsch, ma desiderio di conoscere, decifrare un paesaggio e ricercare un’identità territoriale all’interno di realtà storicamente escluse.

Norberg Shultz

luigi_ghirri_atlante © Luigi Ghirri | Atlante | 1984

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