Nelle fotografie di Giovanni Chiaramonte, importanza fondamentale assume il cantiere; la fotografia diventa documentazione diretta della nascita dell’architettura, testimonianza dell’effimera bellezza del lavoro e della “creazione”.
In queste fotografie il tempo assume un valore decisivo e la fotografia diventa il mezzo migliore rispetto a qualsiasi altro mezzo di produzione dell’immagine nel documentare la durata e i processi costruttivi. La fotografia dà al mondo circostante, spesso ignorato del cantiere, una forte valenza estetica, dovuta al valore fondamentale del tempo, e al fatto di non poter ricondurre il concetto di spazio ad un entità astratta.
Nelle immagini di Giovanni Chiaramonte, la “temporalità” fotografica interviene attivamente nella testimonianza degli eventi che costituiscono la nascita dell’architettura, determinando una situazione esteticamente rilevante. La rappresentazione di una casa particolare, di “un’icona instabile”, rifugio di una società in rapida evoluzione, determina l’esigenza di fissare nelle fotografie le necessità del momento, dal punto di vista di un abitante non standardizzato, nomadico, che si nasconde dietro la forte individuazione iconologica della sua casa.
Le immagini sono sempre immerse in un contesto ampio che cerca di abbracciare tutti gli altri edifici, affacciati su altre zone in costruzione. In queste immagini i muri, ancora non del tutto edificati, indirizzano e guidano lo sguardo, vi è una ripresa da De Stijl, forte è anche l’influsso di Walker Evans con la presenza delle automobili, ma la luce non ricorda le morbidezze del fotografo americano, meno esplicito è l’aspetto metafisico, più vicino a Sironi e Carrà che non a De Chirico.
Chiaramonte percorre il cantiere camminando lungo le strade e cogliendo con la sua macchina fotografica i particolari minimi, realizzando fotografie equilibrate, rivelando, ancora una volta, una predilezione, quasi maniacale per il quadrato al quale attribuisce un valore simbolico, un valore di rapporto tra terra e cielo, una funzione di equilibrio che sta nella sfera dei solidi regolari, e quindi nella mistica se così possiamo dire, platonica.
Anche l’uso dell’attrezzatura rivela la predilezione del fotografo verso questa figura geometrica. Per l’importanza che ha per lui la linea di terra e il terreno, tendenzialmente usa la macchina senza decentramento e di formato quadrato, perché sostiene di trovarla più adatta a rappresentare l’architettura occidentale e dell’oriente islamico, riferendosi alla geometria euclidea e citando la Porta dei Leoni, la prima architettura dell’occidente quadrata.
La macchina col decentramento di preferenza la usa con rettangoli armonici al quadrato, 6 x 9 o 6 x 12. E’ lui stesso a sottolineare di lavorare sempre con le due macchine, sapendo che, comunque, la sua immagine rettangolare, fatta con un decentramento è sempre ritagliata da una immagine prima, che vede quadrata.
Giovanni Chiaramonte In Berlin

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ven, mag 22, 2009
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