Immaginare New York

mar, lug 7, 2009

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Immaginare New York

Il mito di New York si è alimentato anche dalle rappresentazioni che ne hanno dato gli artisti che in qualche modo hanno avuto a che fare con questa città diventata la capitale del mondo.

Da sempre la Grande Mela ha affascinato artisti, scrittori, pittori e fotografi che ne hanno celebrato la sua grandezza cercando di carpire l’essenza e la magia del luogo. Simbolo della modernità è diventata la meta sognata di tutte le generazioni di fotografi che si sono confrontati con questo spazio metafora del cambiamento e del dinamismo che accompagna la storia dell’uomo.

City of Ambition così la vedeva Alfred Stieglitz agli inizi del 900 con il suo skyline e il fumo delle fabbriche, motore pulsante di una società in tumulto, una città che respira e si muove velocemente: mutevole e viva. Grattacieli in costruzione con i saldatori sull’Empire State Buliding appesi nel vuoto di Lewis W. Hine che userà la fotografia coem denuncia sociale indagando i lati oscuri di una città che cambia e che lascia negli angoli più bui una grande fetta di popolazione che fa fatica a restare aggrappata a quest’ansia di progresso. E mentre i grattacieli negli anni ‘20 e ‘30 crescono e si moltiplicano, i fotografi dell’epoca influenzati anche dalle teorie di Rodchenko e  Lisickij scoprono prospettive diverse come Five Corners del 1935 di Ralph Steiner.

La fotografia è ormai considerata al pari di pittura e scultura come comprese Alfred Barr all’inaugurazione del Moma dicendo che la collezione del museo deve espandersi oltre i confini della pittura e della scultura..” e comè intui lo stesso Roosevelt affidando a fotografi come Walker Evans e Dorotea lange di documentare i territori devastati dalla crisi del 1929 nella grande campagna fotografica che fu l’Fsa.

Gli anni ‘40 sono anni di grossi cambiamenti, anni nei quali le commistioni tra l’Europa e New York si fanno più profonde, la fotografia di strada si diffonde grazie a Henri Cartier Bresson, Berenice Abbot o Helen Levitt che danno vita alla rappresentazione del carattere di una città che mostra segni e voglia di ripresa dopo la parentesi della seconda guerra mondiale, una New York ottimista piena di fiducia che si vuole lasciare alle spalle le atrocità della guerra anche attraverso la nascita di riviste illustrate come Life e Look o i primi reportage di moda firmati Richard Avedon su Harper’s Bazaar.

Sono il preludio ai meravigliosi sixties, all’avvento del rock and roll e ai concerti collettivi, grandi eventi che danno la possibilità ai fotografi di dare un taglio più documentaristico che lasci intravedere il vibrare di una città che sta cambiando insieme alla generazione del ‘68.

Un nuovo modo di fare fotografia si apre dopo le sperimentazioni della factory di Warhol, è il momento dell’elogio del banale teorizzato da William Eggleston, una fotografia che ferma il banale quotidiano della città in fotogrammi anonimi.

New York cambia di continuo ed è questo mutare che la rende sempre diversa e in fondo sempre uguale a se stessa, unica rispetto a tutte le altre città del mondo come si evince anche dagli scatti dei fotografi di ultima generazione come Cindy Sherman o Thomas Struth ultimi in ordine di tempo rimasti folgorati dal respiro leggero della Big Apple.

MoMa, The Museum of Modern Art, New York

Mart Rovereto

Cartier-Bresson-_Near_the_Hall_of_RecordsSherman_Untitled_Film_StillStieglitz_City_of_AmbitionWeegee_Coney_IslandCherry_Harlem_New_York

Anonimo – Il Ponte di Brooklyn. 1914 ca. 19,4 x 24,3 cm. The Museum of Modern Art, New York. The New York Times Collection

Henri Cartier-Bresson – Vicino alla Hall of Records, New York. 1947, Stampata nel 1968, 38,9 x 57,9 cm, Donazione del fotografo. © 2009 Estate of Henri Cartier-Bresson/Magnum, courtesy Fondation HCB

Cindy Sherman – Fotogramma senza titolo #21. 1978 19,1 x 24,1 cm. Horace W. Goldsmith Fund tramite Robert B. Menschel

Alfred Stieglitz – Città dell’ambizione. 1910. Fotoincisione, 34 x 26,1 cm. Acquisto, © 2009 The Museum of Modern Art/Artists Rights Society (ARS), New York

Weegee (Arthur Fellig) – Coney Island. 1939 ca. 26,2 x 34,8 cm. The Museum of Modern Art, New York, donazione anonima

Vivian Cherry – Harlem, New York City. 1952, 31 x 26 cm. The Museum of Modern Art, New York. The Family of Man Fund © 2009 Vivian Cherry

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