Intervista a Vittorio Savi su Luigi Ghirri Fotografo (Parte I)

lun, nov 24, 2008

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Intervista a Vittorio Savi su Luigi Ghirri Fotografo (Parte I)

Vittorio Savi nel 1983 ha aperto una nuova strada alla ricerca di Luigi Ghirri, lo “scopre” fotografo di architettura e lo invita ad indagare con le sue fotografie il nuovo cimitero di Modena progettato da Aldo Rossi. E’ stato ancora Savi ad insistere perché queste fotografie fossero pubblicate sul numero 38 di Lotus International, dove segnano una svolta importante nel mondo della fotografia di architettura.

Professor Savi, lei è stato l’artefice del fortunato incontro tra Luigi Ghirri e la rivista d’architettura Lotus International, come si sono svolti i fatti?

Molto schematicamente le cose sono andate così: avevo suggerito a Pierluigi Nicolin e agli altri redattori di Lotus (Alberto Ferlenga e Luca Ortelli) di rivolgersi a Ghirri per fotografare il cimitero di Modena nel suo secondo stadio, a cubo, e loro hanno accolto questo suggerimento.

Non credo conoscessero Luigi Ghirri, ricordo di avere fatto, anzi, una rapida informativa con in mano il catalogo Feltrinelli del CSAC. Questo è servito moltissimo, ma può darsi che abbia mostrato loro anche qualche cosa dei libri di Punto e Virgola: la casa editrice che insieme a Chiaramonte, Luigi aveva fondato e dirigeva, e in cui erano stati pubblicati libri firmati dallo stesso Ghirri e da Chiaramonte.

E’ stato Rossi a decidere chi doveva fotografare il cimitero di Modena?

Rossi non aveva mano libera nel decidere chi doveva fotografare la sua architettura su Lotus. Il servizio fu combinato, e in quel momento, in assenza di meglio e certamente ascoltando i pareri di persone che stimava: i redattori di Lotus e soprattutto me, ha ceduto subito su questa posizione, che non era un’opposizione viscerale. Resta, però, una sua battuta molto indicativa: erano le prime volte che andava negli Stati Uniti, anni 1982-83, e lui mi disse che di fotografi così, che fanno queste non- fotografie in America ne poteva trovare a centinaia.

Aveva delle perplessità, Rossi, riguardo alle fotografie di Ghirri?

Aldo Rossi non aveva del tutto accettato il lavoro di Ghirri, in quanto era un tipo sospettoso e non si era mai posto il problema di rappresentare fotograficamente la sua architettura.

Le perplessità di Rossi erano molto forti nei riguardi di Ghirri, soprattutto all’inizio, prima ancora di fare la piccola campagna fotografica sul cimitero di Modena.

Rossi in seguito si sarebbe ricreduto, ma a causa della sua scomparsa temo che non sarà più possibile recuperare questa vicenda, che è una vicenda di rapporti tra l’arte e la critica, la critica fotografica in particolare. Penso però che l’architetto non si sia ricreduto fino in fondo, ma abbia mantenuto, in qualche risvolto della sua conoscenza istintiva, grandissima e geniale, delle riserve nei confronti della ricerca di Luigi Ghirri.

E’ stato Rossi a confidarle di avere delle riserve su Ghirri?

No, questa è una mia considerazione, non ci furono dei veri e propri scambi di opinione tra me e Rossi, ci fu un incontro nel momento della presentazione del lavoro, gli presentai Luigi Ghirri ritenendolo il più adatto a fotografare la sua architettura per un servizio che si presentava da subito così importante.

Mi pare che nel presentargli il lavoro di Ghirri, sul mio tavolo ci fossero oltre ai libri che ho citato, dei volumi dove erano pubblicate delle immagini di fotografi americani, di ambiente, non proprio di architettura, mi pare fossero relative alla Florida, forse Miami. Ma la cosa veramente amara per me, fu, non tanto l’opposizione di Aldo Rossi e neanche la successiva collaborazione fra i due e fra Ghirri e Lotus, ma il pretesto e lo spunto che la rivista prese dall’indagine ghirriana sul rinnovamento dell’immagine fotografica dell’architettura, proponendola come una propria bandiera senza minimamente coinvolgermi. Non pretendevo nessuna medaglia, ma mi aspettavo di essere consultato di più, nell’allargamento della scelta e nella selezione dei fotografi.

Ghirri allora non era esattamente un fotografo di architettura, come mai ha pensato a lui per fotografare il cimitero di Modena?

Io me lo sono inventato come fotografo di architettura, e in effetti, tutta le fotografie che riguardavano le cosiddette rappresentazioni delle casette dei geometri, geometrili, di cui ho scritto nell’introduzione del catalogo della mostra sul paesaggio realizzata a Bologna nel 1981, le avevo intese come fotografie di architettura, egli era veramente “il Fotografo” e direi il maestro del paesaggio.

E’ certo che Ghirri ha sempre fatto una fotografia di paesaggio umano, e queste “cose che sono solo se stesse”, sono le cose prodotte dall’uomo, tra queste l’architettura, che è vista come cosa umana per eccellenza, e Luigi nel fotografarla, lo faceva in maniera più scoperta quando ritraeva le architetture di Rossi, le quali sono l’oggetto di una affezione molto organica al suo occhio, le altre architetture sono un po’ più acquisite, certo diventate organiche al suo occhio, ma c’è questo diventare che introduce un frammento in più.

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