Intervista a Vittorio Savi su Luigi Ghirri Fotografo (Parte III)

mer, nov 26, 2008

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Intervista a Vittorio Savi su Luigi Ghirri Fotografo (Parte III)

Oggi non ritiene che si sia esaurita la spinta e la voglia di rinnovare da parte di Lotus, e che la ricerca fotografica al suo interno sia a dir poco stagnante?

Naturalmente Lotus è cambiata, la spiegazione potrebbe essere banale:

Lotus è una rivista di architettura, ma era, forse, meglio di una rivista di fotografia. Però, nel momento in cui c’è una sorta di primato della fotografia sull’architettura, allora c’è anche una sorta di reazione.

La battuta seguente l’ho sentita dire dai redattori di Lotus, laddove il fotografo premeva un po’ l’acceleratore trovando un pedale cedevole, loro reagivano dicendo: <<ma questa non è una rivista di fotografia>>. La redazione ha il coltello dalla parte del manico, la redazione fa la critica decisiva, decide ciò che si deve o non deve pubblicare, quello che si deve o non deve tagliare.

La redazione o il direttore?

Le riviste di architettura quasi mai partono dal fotografo.

Ad esempio la politica di Lotus è tale che il primato è quello della rivista, anzi il primato vero è quello del direttore prima ancora che della redazione, ma anche la redazione vuole la sua parte. Non si va dalla redazione e questa accetta Luigi Ghirri solo per il fatto che lo si è proposto. Prima si cita Luigi Ghirri, poi si parla con il fotografo, poi in un secondo momento si commissiona il testo separatamente dal servizio fotografico e si vedono le fotografie. La seconda fase della strategia, è andare dal fotografo, escludendo eventualmente l’autore del testo critico.

Pierluigi Nicolin è uno straordinario “opportunista”, anche Ferlenga è un “opportunista”, però Ferlenga nasce dopo, e senza Nicolin non si potrebbe spiegare la sua carriera, la sua esperienza nel campo della fotografia di architettura.

Pierluigi è un talent-scout, le cose, se non passano attraverso di lui non sono scoperte e quindi bisogna procedere, se si vuole avere a che fare con Nicolin, con certi accorgimenti, però debbo dire che, queste sono cose che non riguardano certo Luigi Ghirri, il quale, non che fosse una persona che non abbia subito ingiurie, però, era di qualità superiore, e quindi superava certe strettoie.

Nel numero 57 di Lotus Ghirri si è di nuovo occupato di un’opera di Aldo Rossi: Il centro commerciale Le Torri di Parma, è stato per motivi di vicinanza geografica o ebbe questo incarico su sua indicazione?

Il Centro torri di Parma non fu fotografato su mia indicazione, né forse su indicazione di nessun altro, ma come opera che ricadeva in un territorio di vicinanza.

Luigi Ghirri ricercava la vicinanza più che la lontananza, non era affatto esotico. Il Centro Torri è stato fotografato, come del resto lo fotografavano altri fotografi tra Parma, Reggio, Modena, Piacenza, perché era oggetto che si doveva fotografare, tipo la cattedrale della città, e quindi di per sé stessa congruente con il tipo di immagine che il fotografo faceva, con il proprio taglio fotografico.

Le altre foto relative al Centro Torri apparse sul catalogo Centro Le Torri sono state eseguite tutte tramite la Clup, la casa editrice ebbe un incarico da parte delle ditte del Centro Torri medesimo, con questo finanziamento ci si poté rivolgere a Ghirri che non era particolarmente avido, ma aveva bisogno di “monetizzare”; fra l’altro Ghirri era in contatto con questa casa editrice perché aveva pubblicato insieme a Paolo Costantini il volume su Strand.

Questo libro è assimilabile alla fotografia di architettura, io, infatti, non sarei molto rigido sul concetto che la fotografia di architettura sarebbe quella indicata solamente dalle riviste, dagli editoriali, dalle case editrici di architettura, quindi dalla stampa del settore, sarei un po’ più esteso, guarderei un po’ di più in senso lato, comprendendo in questo “genere” anche alcuni lavori che Ghirri ha fatto sicuramente su altre pressioni, su altre urgenze.

Galleria di fotografie di Luigi Ghirri

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