Le fotografie di Josef Sudek sono dei labirinti. Ad un primo sguardo sono delle perfette nature morte o visioni di paesaggi, ma indugiando solo un poco si notano tutti i particolari e le tracce nascoste che questo grande fotografo ceco è riuscito a realizzare.
Scatti che sembrano convenzionali ma che invece sono frutto di un lavoro di preparazione lunghissimo, severo, che cerca nella bellezza e nell’armonia della luce la poesia del mondo.
Un mondo che è immobile dietro una finestra rigata dalla brina o dalle gocce di pioggia, una finestra che è cornice e limite di uno spazio indefinito che definisce la poesia dei suoi scatti.
E’ nell’armonia e nella misurazione precisa di spazio e tempo che Josef Sudek ricerca la bellezza della luce, nei riflessi degli specchi che inducono lo spettatore a soffermarsi tra i volumi di una fotografia che diventa così uno spazio da percorrere senza un centro ben definito.
Il suo ascetismo e il suo rifiuto al lato più materiale della vita sono la base teorica su cui poggia la sua ricerca fotografica, la sua attrezzatura è altrettanto modesta quanto la sua persona. La sua macchina fotografica è una vecchia Kodak panoramic fuori produzione con cui fa fatica anche a trovare un formato di pellicola adatto, gli accessori non lo interessano dichiarando più volte di non sapere neppure cos’è un esposimetro.
Il suo braccio mutilato non gli impedisce di aggirarsi per Praga con un treppiedi di legno sulla spalla e fermarsi ad aspettare anche per ore la luce giusta che dia vita a qualsiasi oggetto che desti la sua attenzione.
Le sue fotografie sono così senza tempo, in cui ogni riferimento svanisce in un equilibrio che riflette soltanto il mistero del pensiero.
Mostra di Josef Sudek | fotografia europea di Reggio Emilia 2009
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ven, mag 8, 2009
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