La fotografia Futurista

gio, set 17, 2009

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La fotografia Futurista

Sulla rivista Lucerba, edita a Firenze, i fratelli Arturo e Carlo Ludovico Bragaglia annunciano nel 1910 la nascita del fotodinamismo futurista che sarà esplicitato nel libro di Anton Giulio Bragaglia che provocherà una forte polemica all’interno del movimento futurista nato solo un anno prima.

La tecnica fotodinamica si basava essenzialmente su lunghe esposizioni di soggetti in movimento come le immagini Salutando, Il falegname che sega, Lo schiaffo, L’inchino, Le due note maestre e L’uomo che cammina.

Questa tecnica si rifà alle sperimentazioni di E. J. Marey e Muybridge sull’analisi del movimento in sequenza chiamato cronofotografia, una specie di immagini in movimento, da cui però i Bragaglia si dichiareranno sempre lontani, in quanto, secondo la loro visione, la ricostruzione meccanica della realtà è un surrogato della superiorità della macchina e del mezzo tecnico che provoca così, non una rappresentazione pedissequa del reale, ma diventa una vera e propria espressione artistica riproducendo attraverso la tecnologia tutto ciò che l’occhio umano non può percepire, dando così estremo risalto al gesto che portato alla ribalta dà al fruitore un forte coinvolgimento emotivo.

Lo spirito avanguardistico e antinaturalista ha avuto nel mezzo fotografico la legittimazione delle idee portate avanti dalla fine dell’ ‘800 e nel movimento futurista un volano che ha permesso alla tecnica fotografica una ricerca libera e indipendente volta ad uno sperimentalismo e ad una ricerca tese a limiti estremi.

Le esposizioni multiple, i fotomontaggi che tanto influenzeranno il bauhaus, la ricerca di nuove forme d’espressione che riflettono le trasformazioni del mondo contemporaneo, l’attenzione per la percezione visiva e sensoriale fanno capire quanto sia stata ricca e varia e piena di collegamenti anche con l’estero l’esperienza fotografica futurista che non si è esaurita con i Bragaglia, Carmelich, Maggiorino Gramaglia, Vinicio Paladini, Prampolini, Alberto Montacchini, Masoero e Tato ma ha aperto nuovi spiragli e nuovi modi di vedere a tutta la fotografia italiana.

Anton Giulio Bragaglia

Il futurismo nella fotografia

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