Luigi Ghirri | L'ultima fotografia

ven, lug 31, 2009

Photo

Luigi Ghirri | L'ultima fotografia

Un’immagine divisa in due, così si presenta l’ultima fotografia di Luigi Ghirri scattata nel febbraio del 1992 a Roncocesi.

L’essenza della pianura padana squarciata da un canale che si fa strada nella nebbia, un mondo infinito nascosto, un limite senza segni, una misura impercettibile che si perde nella vaghezza dei confini labili e abbaglianti della luce mattutina.

Il mistero nascosto da una linea sottile che indica la strada all’interno della geometria variabile della terra riflessa nelle acque del canale.

Un paesaggio mitico, ammorbidito dalle cure dell’uomo e misurato anche dalla lentezza di uno scatto lungo, meditato che coglie la fine di un luogo prima di lasciarlo marcire tra case strade e capannoni tutti uguali che hanno determinato la fine e la perdita del genius loci.

Il paesaggio è morto e quest’ultima fotografia di Luigi Ghirri coglie proprio l’aspetto estetico di questa lenta agonia che si trasforma in un malessere etico per la perdita del riconoscimento del luogo.

Tutto è diventato fotografabile, la gente non guarda più scriveva Luigi Ghirri, il tempo del vedere è diventato quello dell’obiettivo fotografico, una pornografia dello sguardo, dove tutto è mostrato, ostentato e abusato.

Così la cancellazione del paesaggio è avvenuta pian piano prima materialmente per poi insinuarsi nella percezione dello stesso paesaggio, una sorta di deserto dello sguardo che ha frantumato la campagna ma anche i centri storici trasformando la natura in un oggetto plastificato usa e getta.

L’ultima fotografia di Luigi Ghirri volta le spalle ai rumori del mondo, il desiderio di tornare al focolare domestico nell’intimità dei propri affetti, un misurare lentamente la soglia di casa senza volerla attraversare, un antico modo di vedere il mondo muovendosi a passi lenti intorno alle cose che meglio si conoscono per cercare di approfondire e svelare i dettagli nascosti.

Una fotografia che vuole abitare il proprio mondo senza cercare sensazionalismi o tecnicismi esaperati, c’è solo la nebbia che dissolve i margini e rende i confini dello spazio fotografico, ma anche mentale, indefinito.

E’ un ritorno al silenzio, una ricerca quasi mistica di qualcosa che non c’è più, una luce abbacinante e invernale che pervade la terra arata, i riflessi gelidi dell’acqua e il verde smorto dell’erba che fatica a crescere.

La luce che indica e nasconde, il bianco totale che ricorda il romanzo Cecità di Jose Saramago dove tutti vedono solo il non-colore bianco. Un mondo che si dissolve in questa nuova cecità dell’iper-visione, rappresentato dal candore del bianco che tutto fagocita senza lasciare traccia alcuna. Un non-colore che indica un non-luogo, un mondo sospeso che fa da contraltare al fango e all’acqua putrida che ancorano l’uomo alla terra.

Così si perde indicando la strada verso l’indefinito mistero la luce simbolica e reale dell’ultima fotografia di Luigi Ghirri.

Una Galleria di Immagini di Luigi Ghirri Fotografo

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3 Responses to “Luigi Ghirri | L'ultima fotografia”

  1. Giovanni Cremaschi Says:

    Complimenti per la profondità del commento sull’ultima fotografia di Luigi Ghirri. Ho visto a Venezia Deserto Rosa ma non avevo ben capito la poetica ghirriana. Bellissima l’espressione voltare le spalle ai rumori del mondo, è proprio la sensazione che ho avvertito enrando nel mondo di Luigi Ghirri.

  2. maurizio Says:

    Immagini emozionanti ed evocative, ancora di estrema attualità.
    Un grandissimo maestro.

  3. Elisabetta Says:

    A vederla sembra una foto come tante, a guardarla con gli occhi chiusi è un viaggio in una dimensione “altra” e alta che nulla ha a che fare col disordine quotidiano che ci circonda. Grazie ancora a Luigi Ghirri per questa splendida ultima poesia.


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