Mario Cresci fotografo per il Touring Club

lun, gen 19, 2009

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Mario Cresci fotografo per il Touring Club

Fotografie di mare aprono e chiudono il volume di Mario Cresci, del Touring Club Italia sulla Basilicata. A differenza delle immagini ghirriane, l’uomo è sempre in primo piano, e diventa il termine di raccordo tra il fotografo e il paesaggio.

Nelle fotografie di Mario Cresci viene a galla la duplicità, insita già nel nome, della regione, presentata come terra arcaica – emblematica, in questo senso, è la presenza degli animali in molte immagini – a cui si contrappone la spinta verso il nuovo come le vedute dei condomini e delle nuove abitazioni fra le grotte dei Sassi di Matera.

Le fotografie di più forte impatto sono quelle che rappresentano la solitudine della terra, immagini di piccoli casolari isolati fra la campagna che si perde a vista d’occhio. Grande attenzione nella fotografia  di Mario Cresci è per le feste patronali e qui il riferimento corre subito alla spedizione etnografica di Franco Pinna svoltasi tra il 1950 e il 1959 insieme all’antropologo Ernesto De Martino in Calabria e Basilicata.

La fotografia di Cresci è orientata, in questo periodo verso una visione cromatica del reale dovuta, come afferma lo stesso fotografo, ad una conoscenza più approfondita del lavoro di Luigi Ghirri. Nasce, in questi anni, un interesse sempre maggiore per l’architettura e per la città, a scapito della ricerca antropologica che aveva contrassegnato i suoi lavori precedenti.

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Mario Cresci | Tricarico

I riferimenti culturali della fotografia di Mario Cresci sono stati Merleau-Ponty, Bachelard e Italo Calvino, mentre da un punto di vista strettamente fotografico, i suoi maestri sono Walker Evans, Lee Friedlander, Robert Frank, Joel Meyerowitz e Gordon Parks, ma, altrettanto importante, è stata la ricerca di Ugo Mulas.

Con il lavoro eseguito per il T.C.I Cresci ha quasi smesso di indagare gli ambiti e le situazioni a cui aveva lavorato fino ad allora, perché, sostiene, si è sfaldata, per ragioni politiche, sociali, economiche, quell’identità territoriale e culturale che rendeva quel modello di fotografia una necessità da sondare. In questo senso, quindi, va visto il passaggio dalla fotografia antropologica alla fotografia a colori sul paesaggio, così come l’attenzione rivolta alla ricerca grafica – pittorica per ritrovare nuovi spunti e interessi non più finalizzati verso il problema del mezzogiorno, ma verso una ricerca più personale.

Sito ufficiale di Mario Cresci

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