Osservare da una prospettiva diversa i cambiamenti e le trasformazioni del proprio paese. Questo era nel 1993 il programma di Nippon Kobo, letteralmente Laboratorio Giappone che si proponeva di registrare attraverso gli sguardi e gli obiettivi fotografici la società giapponese utilizzando solo una comune 35 mm.
Il gruppo, fondato da Yōnosuke Natori e Ihei Kimura, ha dato origine ad una nuova scuola fotografica che ha interpretato in maniera soggettiva e originale la realtà del sol levante dalla seconda metà del secolo scorso ad oggi.
Ognuno a suo modo ed ognuno investigando soggetti diversi senza perdere di vista le peculiarità tipiche della tradizione e dell’inovazione del paese asiatico, muovendosi sempre tra una ricerca meditata tipica della cultura orientale e lo smarrimento del genius loci che ha interessato le grandi metropoli giapponesi, una sorta di oscillazione tra ricerca e perdita di identità riconducibile al forte legame che l’individuo ha col gruppo nella società, con uno sguardo rivolto alla tradizione e alla contemplazione del tempo e l’altro alla velocità e all’innovazione che caratterizzano il Giappone contemporaneo.
Le fotografie sono lo specchio di una nazione che vive nella simbologia dei grandi drammi che l’hanno attraversata, da Hiroshima come le immagini di Shōmei Tomatsu, al terremoto di Kyoto che delinea e connota in modo netto la specificità tipica giapponese riconoscibile ad ogni latitudine
Gli sguardi sono tutti diversi e quasi tutti maschili tranne uno, e sono sguardi che lasciano intravedere tutte le anime del Giappone contemporaneo, quello ossessionato dal sesso e quello che non si arrende mai nemmeno di fronte alla morte.
Le fotografie spaziano dalla città alla campagna, dai monasteri custodi della tradizione alle strade simbolo di modernità, dalla donna oggetto che mercifica il proprio corpo alle paure più profonde che attanagliano il popolo giapponese come la perdità di identità.
Ed è proprio l’identità il filo rosso che lega questi fotografi che nella loro diversità che va dalla tecnica ai contenuti sono legati dal loro essere giapponesi che li rende unici e diversi da qualsiasi altro.
Nobuyoshi Araki, Naoya Hatakeyama, Eikoh Hosoe, Miyako Ishiuchi, Ihei Kimura, Ikko Narahara, Taiji Matsue, Daido Moryama, Ryuji Miyamoto, Hiroshi Sugimoto, Shomei Tomatsu, Shoji Ueda, Hiroshi Yamazaki
Nippon Kobo 13 fotografi dalla collezione della Mep | Forma Milano
Nuovi maestri della fotografia giapponese dagli anni ’70 ad oggi
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luglio 3rd, 2009 at %H:%M
Ciao grazie del passaggio del commento e del complimento…quella foto che ti piace sembra essere stata scattata in un qualsiasi posto negli usa eheh
Se ti va qui ne trovi altre, è una mia vecchia pagina:
http://www.danximage.com/indexurban1.html