Nel ventennale della morte di Robert Mapplethorpe, la Galleria dell’Accademia di Firenze, dedica al grande fotografo americano una retrospettiva sulla sua arte, accostando gli scatti alle grandi opere del Rinascimento fiorentino.
Già il titolo della mostra: Robert Mapplethorpe: La perfezione nella forma, esprime e traccia il percorso della ricerca artistica del fotografo che tende alla perfezione formale attraverso una rigorosa ricerca dell’equilibrio edella perfezione geometrica dei volumi.
E’ lo stesso Mapplethorpe a delineare la poetica e l’estetica della sua arte affermando di cercare attraverso la fotografia la perfezione della forma, senza badare al soggetto e di essere attratto da tutto ciò che è scultoreo.
Le fotografie di Mapplethorpe, infatti, sono delle sculture di luce, oggetti che prendono forma all’interno di uno spazio, la fotografia è un procedimento costruttivo delle immagini che ricorda il “levare” michelangiolesco, l’ossessione per il rispetto della regola che domina la natura, una fotografia svincolata dall’emozione dell’artista che misura ogni gesto e ogni variazione della luce.
Le immagini del fotografo newyorkese sono costruite meticolosamente, e questa attenzione per i dettagli serve a dare forma ad una verità tutta sua, la sua arte proponeva ciò che egli aveva percepito come l’essenza del soggetto che aveva davanti, ovvero la Forma, nella sua manifestazione più intensa.
La costruzione delle immagini avviene senza filtri particolari o esposizioni multiple, cosi come la scelta dei soggetti, posti tutti sullo stesso piano, dagli avventori sadomaso, ai culturisti, ai fiori accuratamente recisi, sono sempre fotografati frontalmente e perfettamente a fuoco in modo da darne una rappresentazione quanto più possibile vicina alla realtà.
Ma è una realtà mai oggettiva ma sempre filtrata dall’occhio di Mapplethorpe che ricreava l’idea del mondo attraverso la sua verità. Perciò nulla è lasciato al caso e di conseguenza tutto viene controllato dalla mano dell’artista che ha la piena consapevolezza dell’atto creativo: davanti alla sua Hasselblad 500, una macchina fotografica ad alta precisione e completamente manuale, tutto doveva essere composto in modo ossessivo , senza lasciare nulla al caso. La scelta della Hasselblad 500 è emblematica e lo stesso Mapplethorpe affermava «Mi piace l’aspetto formale di un quadrato all’interno di un foglio di carta rettangolare».
Le fotografie di Robert Mapplethorpe sono opere d’arte astratte costruite attraverso l’ordine e il numero, aspirando per mezzo delle forme geometriche come il quadrato e il cerchio alla perfezione rinascimentale, l’immagine così trascende l’oggetto ricreando una nuova Forma solo con la composizione, l’illuminazione e le diverse gradazioni dei toni fino a che non si raggiunga l’idea di pefezione dell’artista.
Ma Mapplethorpe non creò mai opere veramente astratte e questo lo avvicina ancora di più alla poetica Rinascimentale e in particolare a Michelangelo, i suoi soggetti, figure umane o fiori sono sempre facilmente riconoscibili, mai velate da ombre o nascosti da angoli improbabili.
L’identità della Forma e della Verità è sempre “delineata con decisione e, al tempo stesso, apparea ltamente sintetizzati”.
Robert Mapplethorpe: la perfezione nella Forma
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ven, giu 12, 2009
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