Robert Frank | The Americans
Nel 1958 quando a Parigi venne pubblicato il libro Les Americans con un testo di Alan Bosquet, e un anno dopo a New York con la prefazione di Jack Kerouac, Robert Frank assestava un duro colpo alla visione ottimistica e spensierata degli americani.
Robert Frank come Kerouac percorre gli Stati Uniti su una vecchia automobile e compie un viaggio On the road nella solitudine del territorio americano e all’interno della stessa fotografia, poiché per lui la fotografia è un viaggio solitario.
Con The Americans, veniva rovesciato il modo di intendere e costruire la fotografia, e in questo era molto vicino alle ricerche che allora stavano facendo Ginsberg, Borroughs, e Kerouac nella letteratura.
Il montaggio spezzato delle immagini riecheggia fonemi tipici della poesia kerouachiana, la dissoluzione e la dissacrazione della “bella” forma e della “bella” inquadratura rimanda alla voci e ai testi “sporchi” di Woody Guthrie e del primo Bob Dylan, e all’espressionismo astratto di DeKooning, del primo Jasper Johns, di Franz Kline.
Robert Frank non ricerca il momento decisivo, lascia gli oggetti liberi di assumere qualsiasi significato non includendoli in alcuna gerarchia, ma tutti egualmente significanti rispetto al tessuto reale in cui sono immersi. In un mondo dove l’individuo è solo di fronte a una realtà discontinua e priva di senso, ricerca e ricrea nelle fotografie l’assenza di significato che preesiste al pensiero.
Il racconto del territorio americano attraverso la fotografia di Frank è il racconto della propria coscienza e dei cambiamenti indotti dalla strada e dallo sguardo, ma non è il cambiamento dell’oggetto fotografato.
La fotografia diventa diario e presa d’atto dell’impossibilità di comunicare un racconto che possa uniformare le coscienze di tutti.
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