Ugo Mulas | Verifiche sulla fotografia

lun, mar 2, 2009

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Ugo Mulas | Verifiche sulla fotografia

La ricerca di Ugo Mulas (1928 – 1973) ha contribuito all’evoluzione della teoria della fotografia nella storia dell’arte contemporanea.

Il suo percorso artistico si muove agli inizi degli anni sessanta attraverso il passaggio dal reportage sociale alla fotografia analitica mettendo in risalto sia l’aspetto grafico che linguistico della sua opera.

In quegli anni Ugo Mulas realizza uno dei suoi lavori più celebri: New York. Sue guide e mentori alla scoperta della grande mela furono i galleristi Leo Castelli e Alan Solomon, entrambi conosciuti alla Biennale del ’64 , che lo introdussero nella scena dell’arte tra critici, studi di artisti e galleristi, happening e serate negli atelier.

E proprio in questi ambienti che Mulas incontra e ritrae le personalità più influenti dell’arte americana e internazionale come: Duchamp, Warhol, Lichtenstein, Johns, Christo, Segal, Rosenquist, Dine, Oldenburg, Rauschenberg, Cage. Sono questi ritratti che esprimono meglio la poetica del fotografo milanese, ritratti nei quali il soggetto è sempre visto in relazione ai suoi lavori in modo da carpire e portare alla luce i modi e gli atteggiamenti dei soggetti ritratti rispetto alle loro opere documentando cosi non la registrazione asettica di un evento ma la disposizione mentale dell’artista.

Alla fine degli anni ’60 Ugo Mulas si rende conto che il linguaggio fotografico e il reportage sono in crisi travolti dall’avvento della televisione. La sua riflessione verte allora sulla sperimentazione e sulle possibilità comunicative del mezzo fotografico. I suoi scatti diventano vere e proprie opere d’arte da pubblicare su libri e cataloghi (Vitalità del Negativo, Calder, Melotti); esposte come grandi provini (Johns, Newman, Noland); raccolte in cartelle fotografiche (Fontana, Duchamp e Montale) oppure utilizzate per scenografie teatrali (Wozzeck, Giro di Vite).

Dall’uso quotidiani degli oggetti ricava le sue sperimentazioni: i grandi formati, le solarizzazioni, le proiezioni. E’ un modo di fare arte che lo avvicina alla cultura pop e new dada, una risposta creativa  e innovativa  di fronte ai cambiamenti radicali apparsi alla fine del decennio visti attraverso una rilettura critica della storia della fotografia.

Si arriva cosi alle Verifiche: una riflessione sull’essere fotografo e fare fotografia affrontando i temi tecnici, l’uso dell’obiettivo o del grandangolo, le superficie sensibile della pellicola come spunti critici sul fare arte sganciandole dal mero aspetto utilitaristico. La riflessione quindi verte su quale sia il ruolo del fotografo e sul rapporto che lo stesso ha con la macchina fotografica.

Ugo Mulas

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