Viaggio nel mondo della fotografia dei primi anni del 900
All’inizio del novecento, Eugène Atget propone attraverso la Parigi delle vetrine e dei portali un viaggio marginale dello spazio abitato, mentre in America con la galleria 291 di Alfred Stieglitz e con la pubblicazione di Camera Work e le immagini di Steichen, Weston, Langdon Coburn, Strand venivano mostrate finalmente le diverse angolature del mondo contemporaneo grazie alla cosiddetta “fotografia diretta”.
Alla fine degli anni ‘20 Walker Evans percorse le grandi routes americane, interessandosi ai monumenti architettonici e alle insegne pubblicitarie che tanto hanno influenzato i fotografi delle ultime generazioni, mentre, negli stessi anni in Germania, alla scuola del Bauhaus, la fotografia aveva assunto un ruolo importantissimo nella ricerca sull’interazione dei linguaggi per rappresentare e costruire il mondo; infatti, gli architetti del Bauhaus, a differenza di Wright e Le Corbusier che non si interessarono mai a questo strumento, erano fotografi, scrittori, pittori. Esponenti del Bauhaus costruirono i loro viaggi all’interno di una camera oscura causando la distruzione dei vecchi canoni di vedere la realtà, mediante l’uso del fotomontaggio, della fotografia off camera e degli insegnamenti ricevuti dagli esperimenti cinematografici dadaisti di Légers e dello stesso Man Ray.
Moholy-Nagy invece nella fotografia off camera muove da altre intenzioni, cerca nella camera aperta l’idea del movimento della macchina, e anche le vedute, ora di scorcio, ora dall’alto verso il basso o viceversa, servono a dissuadere l’impressione di staticità insita nella fotografia.
D’altronde già Erich Mendelsohn fotografò le città americane puntando la macchina ora verso l’alto ora verso il basso, alcune sue fotografie erano vere e proprie astrazioni tanto che lui stesso le definì istantanee oblique.
Una galleria di immagini del fotografo americano Walker Evans


















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