L’America celebra il fotografo William Eggleston. Per i suoi settanta anni la Corcoran gallery of Art di Washington dedica al più influente fotografo americano la retrospettiva William Eggleston: Democratic Camera, Photographs and Video 1961- 2008 a cura del Whitney Museum of New York.
La fotografia di William Eggleston come l’ha definita Robert Adams è un silenzio adeguato, una fotografia che non fa rumore, che non cerca effetti speciali, fatta di colori tenui, mai gridati, non adatta alle pagine patinate delle riviste, che ritrae un mondo qualunque lontana dai lustrini e dalle luci abbaglianti delle città. Una fotografia periferica che guarda alle periferie con l’occhio democratico di chi sa apprezzare i dettagli e le piccole cose, dove i gesti e gli oggetti comuni vengono portati in primo piano mostrandoli cosi come sono, senza artifici o secondi fini.
William Eggleston è stato colui che ha dato nuovo impulso alla fotografia a colori già dalla metà degli anni 60 quando la fotografia per eccelllenza era quella in bianco e nero e il colore vuoi per la difficoltà della stampa vuoi per una maggiore vicinanza alla realtà delle cose veniva considerato dall’establishment culturale poco rilevante.
Nato a Memphis nel Tennessee, consigliato da John Szarkowsky direttore del dipartimento di fotografia del Moma di New York, cominciò ad esplorare fin da subito le possibilità che gli offriva la fotografia a colori, costruendo le immagini sulle anonime realtà del sud degli Stati Uniti, indagate attraverso un nuovo punto di vista che predilegeva momenti e luoghi assolutamente banali ma che attraverso l’obiettivo fotografico acquisivano nuova dignità e davano modo allo spettatore di soffermarsi attraverso un diverso punto di vista su tutto quello che normalmente lo circondava. La consacrazione avvenne nel 1976 quando proprio il Museum of Moderm Art di New York gli dedicò una personale che fu definita dal New York Times come la mostra più odiata dell’anno.
Nelle fotografia di William Eggleston non accade mai nulla di particolare, i suoi soggetti sono come gli album di famiglia: il ritratto di una zia distinta seduta su una panchina, i cani che abbaiano nel cortile, il lavello pieno di piatti, un camion parcheggiato vicino al marciapiede di casa, una macchina in corsa, taniche abbandonate in un campo, pali della luce. Insomma tutto ciò che possiamo vedere abbassando il finestrino della nostra automobile, un occhio che dà uguale dignità a tutto, lo sguardo democratico o l’elogio del banale che cerca di sottrarre attraverso un punto di vista personale la vita quotidiana proprio dalla banalità dello sguardo.
Fotografia e sguardo si sovrappongono a tal punto da divenire la stessa cosa, un unico elemento per capire e fruire lo spazio dove tensione e stato di quiete interagiscono lasciando nello spettatore un alone di stupore dovuto alla precarietà dell’equilibrio che il punto di vista di William Eggleston propone. Un punto di vista sfaccettato, tessere di un mosaico che rivelano il caos quotidiano da osservare lentamente cercando di leggere tutti i dettagli che le sue fotografie propongono.
Un mondo provvisiorio che ha influenzato grandi maestri del cinema come Wim Wenders, David Lynch o David Cronemberg, quel mondo visto da un triciclo fermo sui marciapiedi di Memphis fotografato da Eggleston a metà degli anni 70 che pochi anni dopo sfreccerà tra i corridoi di un albergo scandagliando tutte le inquietudini e l’inerzia degli sguardi in un viaggio visionario che come in Shining di Stanley Kubrick si porterà via tutti i luoghi comuni che popolano la realtà delle cose.
Official website of William Eggleston website
Galleria di William Eggleston
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lun, ago 31, 2009
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